

Recensioni del nostro BLACK MAGICK BLOCK sono comparse un po’ fuori dappertutto, sia nelle web-zine che nelle riviste di carta stampata nazionale. Però quello che potrà incuriosire alcuni è che all'interno dell'ultimo numero di Ritual ci è stato dedicato uno spazio anche per un'intervista. Non siamo abituati a questo tipo di opportunità, visto e considerato che a tutt'oggi non godiamo del supporto di nessun management o promoter o indie-label ... quindi ci ha sorpreso non poco vedere comparire in copertina il nome della nostra compagine. La cosa ci ha sorpreso, come appena scritto, e ci ha fatto allo stesso tempo piacere: finalmente un'occasione insperata per poter dire noi qualcosa di comprovato invece di beccarsi alle spalle questo o quell'infondato attributo. Per motivi di spazio (la carta ha un costo economico non indifferente oltre che un discreto impatto ambientale) l'intervista comparsa sul numero 39 di Ritual è stata tagliata, o meglio "edita". Ecco che forse qualche passaggio potrebbe risultare ancora più criptico del necessario, quindi eccovi la parte esclusa che va ad integrare quanto là pubblicato.
STEFANO MORELLI per RITUAL: Un aspetto che emerge immediatamente nelle recenti opere dei Teatro Satanico e su cui vorrei una tua più ampia spiegazione è la sperimentazione ritmica del suono. Black Magic Block rappresenta infatti una ulteriore progressione in questo senso così quanto La Tempesta e il Grey Box. Come è maturata e da cosa si è determinata questa singolare capacità di far convergere la natura noise, concreta, 'folk' e ambientale dei Teatro Satanico in diramazioni industriali non lontane, per dire, a Skinny Puppy o al glaciale minimalismo trip hop? Penso a brani come Left Hand Path, Baby Babalon o Gatto ad esempio.
DeV:
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.... Ci si è assuefatti ai feedback ed ai vari bruitismi elettronici così come ci siamo abituati alla violenza e alla truculenza che ogni giorno ci viene propinata attraverso i media nazional-popolari. Inevitabilmente chi opera nella scena industrial-noise si dovrebbe interrogare se basti alzare ulteriormente i volumi fino e oltre i limiti della saturazione analogica od equipaggiarsi dell'ultimo distorsore reperibile sul mercato per dare un senso sincero alla propria prassi artistica. E magari può essere che ai più questo gioco al rimpiattino possa anche bastare. Ma chiunque sia dotato di un minimo di mentalità critico-analitica non potrà non considerare che negli ultimi anni fin troppo spesso il "fare rumore fine a sé stesso" sia servito come pretesto per non mettersi mai veramente in gioco, se non per attirare facili e transitorie attenzioni egomaniache o per nascondere una totale ed assoluta vacuità personale. Io perlomeno resto davvero perplesso su come nel giro di pochi decenni quella carica eversivamente innovativa, che motivava la stessa ragione d'essere della scena industrial-noise, sembra essersi annichilita in una foschia impalpabile fatta di omologazione. Per venirne fuori ....
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... dall'attenzione appunto concettuale. Ma questi risultati artistici, che di regola corrispondono più ad un riscontro di critica che di pubblico, non si ottengono occupando oziosamente spazio vero e virtuale con onanistici auto-incensamenti e puerile auto-compiacimento. Chi sinceramente, e sottolineo sinceramente, si dedica all'arte impiega sempre le sue energie e i suoi sforzi in vista dello sviluppo della propria prassi artistica sia attraverso analisi che riflessioni, ed anche studi veri e propri. Queste sono solo alcune delle mie considerazioni ... poi devo anche aggiungere che parte del risultato audio conseguito è merito anche di Roberto "Kalamun" e Fabrizio "Faber", che hanno contribuito non poco ad ispessire e dare corpo al suono del Teatro Satanico, specie dal vivo.
STEFANO MORELLI per RITUAL: Come è maturato il rapporto con la label austriaca Steinklang e come vi state trovando rispetto all'esperienza autoproduttiva?
DeV: Finora abbiamo portato avanti i nostri lavori con rapporti che di volta in volta sono stati "a progetto", come nei consueti contesti di precariato ordinario. Anche con Steinklang è successo lo stesso. Dopo averci invitato a partecipare ad alcune delle loro compilation, gli austriaci mi hanno chiesto se mi andava di pubblicare per loro un cd. Ora è vero che Steinklang è nota più che altro in ambito neo-folk, però negli anni ha continuato a pubblicare e proporre alcuni dei progetti più interessanti della scena industrial internazionale più per pura passione che per vero e proprio business. Però non è che tra noi e la label austriaca sia stato stipulato niente di continuativo. Come Teatro Satanico non abbiamo alcun contratto. Ed è un po' un peccato perché senza il supporto di una vera etichetta discografica non possiamo permetterci di accedere ad un studio di registrazione professionale. Fortunatamente con l'avvento dei computer domestici abbiamo ugualmente ottenuto dei risultati perlomeno soddisfacenti anche nel nostro piccolo home-studio, ma t'immagini che risultati potremmo conseguire se avessimo a disposizione i mezzi ed il supporto di una qualsiasi indie? Per ulteriore curiosità aggiungo anche che non abbiamo nemmeno nessun accordo con qualcuno che ci curi il management. E se si considera che è ben riscontrato e risaputo che promozione e autopromozione siano troppo spesso più ricompensate dei meriti effettivi, ci sarebbe ben di che interrogarsi su come e perché il Teatro Satanico abbia conseguito ugualmente un minimo di visibilità anche al di fuori dei confini nazionali senza poter contare su questo tipo di appoggi.
STEFANO MORELLI per RITUAL: L'atto e la coscienza magica come risorsa, come arma per modificare la realtà interiore/esteriore. Forse sbaglio ma in Black Magic Block possiamo leggere una risposta al Che Fare? esposto in La Tempesta? Mi spiego meglio, il titolo dà un chiaro rimando al concetto anarchico della rivoluzione (nel frattempo mi capita di pensare a ciò che è capitato in Grecia, a quella risposta) e suggerisce una convergenza con l'impeto della trasformazione insito nel decorso sinistro della scienza magica. Perché? Ci sono molteplici connessioni: penso a V.I.T.R.I.O.L. e guarda caso poi giunge l'inno panico di Crowley a braccetto con Spare e l'inizio-limite di Evola...
DeV:
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STEFANO MORELLI per RITUAL: A proposito, il portare al limite-al niente, il tornare all'inizio, è strettamente connesso al procedimento artistico più radicale e puro, consente di liberare l'individuo dalla gabbia innaturale della morale sociale. Giustamente mi hai fatto notare, qualche tempo fa, che La Magia Quale Scienza Dell'Io la eseguisti per la prima volta al Dada Industrial Festival di Pavia... quindi comprendo che la tua sia stata una scelta voluta. Ma, al di là del connessionismo culturale, come mai proprio in quella circostanza? Ciò che mi sconvolge è che ancora qui in Italia, dopo tutto quello che questo paese ha passato, si considera 'insurrezionale' e/o 'fascista' un procedimento che mira a liberare... perché la libertà fa così paura? Forse è la solitudine, penso all'impeto che coinvolgeva anche Corbelli.
KALAMUN: Non credo sia la libertà, della quale sappiamo poco o niente, a spaventare. Piuttosto è la deriva culturale che ci etichetta secondo facili stereotipi: le paure che qualche decennio fa erano circoscritte a preti, a bigotti e a democristiani, ora sono pane quotidiano per giornalisti e presentatrici. C'è un immaginario collettivo cui tutti attingono perché è la mossa più facile, ma è una poltiglia da adolescenti che non vale nemmeno la pena di analizzare.
DeV: Rispondo solo a 2 punti della tua domanda che sono stati lasciati in sospeso da Kalamun.
A Pavia proposi per la prima volta "La Magia...", ma in una versione diversa da quella proposta nel disco. Anzi, tanto per ribadire quanto detto prima, la misi in scaletta proponendola col più esplicito titolo "Left Hand Path", incastrandovi anche "L.H.P.", il brano di apertura di BMB. In quel contesto le citazioni evoliane mi sembravano d'obbligo visto che Evola fu alfiere e promulgatore dell'arte astratta e del movimento Dada, un movimento artistico che fu esplicitamente pacifista, a differenza del bellicoso futurismo. "Evola dadaista" è un fatto che per molti è singolarmente strano se non indigesto, visto che i regimi nazional-socialisti hanno sempre condannato l'arte astratta come "arte degenerata", arrivando fino al rogo dei quadri di arte astratta in una sorta di pubblici autodafé. Prima di esprimere dei giudizi bignameschi sul barone si dovrebbe considerare con attenzione la sua originale visione artistico-spirituale, considerando che nei suoi scritti non esitava ad accostare i nomi di Plotino ed Eckhart a quello di Tzara (vedi "Arte Astratta, posizione teorica" di J. Evola).
Su Marco, poi, sono state dette fin troppe cose dopo la sua morte. Era sensibile, fragile e delicato, e come ogni bambino aveva un suo stanzino buio, ficcato dentro l'anima, dove nascondeva il suo orco e il suo uomo nero. Alternativamente la sua arte ora esorcizzava ora evocava queste paure e queste pulsioni indicibili. Ma per me Marco era prima di tutto uno col quale potevo relazionarmi senza alcun timore d'essere continuamente vagliato o sottoposto a giudizio di sorta, e so che lo stesso era per lui. La nostra amicizia risale a prima che lui diventasse per tutti "Atrax Morgue" ed io "quello del Teatro Satanico". Non posso e non voglio fare illazioni sulla morte di un amico.
RITUAL: Il concetto di automatismo insito nell'approccio creativo di Spare quanto influisce nel tuo modo di creare? Penso al fatto, altra coincidenza curiosa ;), che pure Spare come te era pittore, quindi intimamente influenzato dall'arte figurativa e dal suo creare simbolico... Quanto disegno, quanto graffio, esiste nell'esplorazione dei Teatro Satanico?
DeV: Gli "automatismi" di Spare trovano risposta nel suo operare stregonico prima che nel suo processo artistico. Fino ad alcuni anni fa Spare era per i più uno sconosciuto anche all'interno dei circoli esoterici nazionali, mentre oggi si possono reperire libri su e di lui con relativa facilità, quindi non vado ad inoltrarmi oltre con una disamina su questo argomento. Io non posso definirmi un pittore ...
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... ai quali il nostro cervello dà forma e sostanza. Consci di questo ribadisco che il Teatro Satanico fa Arte, e non Magia, i simboli che evochiamo sono solo fantasmi che s'alzano e tramontano secondo i tempi e i luoghi del "palcoscenico mentale" messo in atto di volta in volta dalla percezione, nel momento stesso della fruizione artistica. Dopo di che, fuori dalla prassi artistica, non resta nulla.
STEFANO MORELLI per RITUAL: C'è bisogno di trasformazione, mi pare si voglia suggerire, l'umanità deve trasformarsi per potersi salvare (sempre se ci sia ancora del tempo), per evitare la morte, la follia, il razzismo, l'omologazione, l'omicidio. Trovo che il 'bambino-diavolo con la luce' (mi piace vederlo così il vostro simbolo) lo stia gridando in questo percorso attraverso la rivelazione duplice di tesi-sintesi. -La tesi-causa: politica, religiosa, sociale (penso alle connotazioni, alle denunce, insite in 'Dissertazioni...' e nel 'Grey Box' specialmente) -La sintesi-effetto: lo strumento di liberazione attraverso la scienza magica e la creazione artistica (Black Magic Block, Inno A Satana, parti di La Tempesta, Chidakasha). Credi nella possibilità di un varco?
KALAMUN: No, finirà tutto nell'immondizia. Magia e arte non servono a creare un futuro, ben che vada creano un posto di lavoro. Sono una semplice espressione umana che accompagna la nostra esistenza partendo dall'inconscio e spesso rimanendoci.
DeV: Magia e arte sono prassi, e come tali non hanno sempre e necessariamente un fine. Se il fine consistesse nell'aprire un varco questo sarebbe una buona intenzione. Ma si sa che le buone intenzioni servono solo come materiale edile per lastricare strade e viottoli!
STEFANO MORELLI per RITUAL: Nel pensare all'analisi suggerita dalle vostre critiche sociali più recenti (ossia una nuova e inquietante convergenza tra religioni monoteiste, fascismo e nazionalismo razzista), e riflettendo al processo artistico detto poc'anzi (mi riferisco all'aspetto della trasformazione), ho notato una possibile affinità di messaggio non lontana dallo Jodorowsky de La Montagna Sacra... Sbaglio nel mio parallelismo? L'unica differenza sta nel fatto che la realtà odierna a monte pare essere più inquietante della sua superficie...
KALAMUN:
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STEFANO MORELLI per RITUAL: Chidakasha si muove parallelamente col nuovo album sul sentiero della volontà e del voto, quali intime vie per la mutazione e la rivelazione, inoltre sottolinea l'aspetto più minimalista e coiliano del vostro narrare. In che ottica visione e voce possono contribuire a superare/mutare il cosiddetto limite reale della persona?
DeV: Intanto specifichiamo a chi non conosca la tradizione Yoga che Chidakasha è uno schermo mentale usato come sede di consapevolezza durante le pratiche di meditazione. E' il punto in cui si colloca "chitta", che altro non è che coscienza che include anche il subconscio ed gli altri livelli inconsci della mente (quali memoria, pensiero, attenzione ...). Chidakasha viene inteso come uno spazio sottile all'interno della testa. Se non si tiene presente questo punto focale penso che sia più difficile da penetrare l'omonimo album che è stato pubblicato dalla portoghese HellOutro. Il concept del disco è tutto incardinato sulla mente e sulla percezione mentale, sulla "testa"
Il primo movimento è una invocazione a Baphomet, il cui testo è stato ripreso in osservanza ad alcune istruzioni dell' O.T.O. italiano. Anche se non siamo interessati alla ereticale tradizione esoterica cristiana, qui ricordo che Baphomet era l'idolo che quella tradizione afferma essere stato adorato dai Cavalieri Templari nella forma di testa mozzata, questo era quello che ci interessava e per questo abbiamo posizionato questa invocazione "a capo" dell'opera.
Il secondo movimento viene direttamente dalla pratica meditativa Yoga sopra menzionata, nella quale ho innestato una variante sperimentale. Durante le meditazioni in Chidakasha ho visualizzato i glifi che secondo gli insegnamenti della Golden Dawn consentono i viaggi astrali lungo i vari Aethyr. Chi ha avuto occasione di vedere un nostro live questi sigilli dell'Alba Dorata sono quelli che proiettiamo appunto durante l'esecuzione di "Visione Remota". Gli Aethyr, termine coniato dal mago elisabettiano John Dee, vengono intesi come dimensioni di coscienza, gli aspetti che vengono appunto esplorati nelle pratiche meditative di Chidakasha. Gli Aethyr vengono ampiamente illustrati da A. Crowley nel suo libro "The Vision and the Voice (La Visione e la Voce)".
L'ultimo movimento è dedicato a chi, "animula vagula blandula", si è perso in questi labirintici percorsi della mente senza aver più fatto ritorno al proprio "reale". Forse la vita vissuta e consumata di giorno in giorno in un'unica forma può essere intesa anche come un "limite reale" se confrontata con le ipotetiche ed infinite possibilità dell'immateriale. Ma la vita è fruibile solo all'interno di questo limite materiale.
STEFANO MORELLI per RITUAL: Ho trovato curiosa e geniale l'ironica esplorazione noise anticlericale di Gatto. La scelta del Gatto è connessa al credo popolare secondo cui siano figli del male, o più precisamente animali devoti alle streghe, o c'è dell'altro?... Penso al fatto che ai tempi degli egizi erano animali sacri, divini, o ancora che abbiano il dono di viaggiare tra i 'mondi' e quindi in qualche modo possano scovare la realtà nelle cose... per esempio, che l'ultimo Papa sia in realtà l'anticristo (secondo alcune leggende e tradizioni apocrife). Che ruolo ricopre il brano nell'ambito dell'opera?
KALAMUN: Subendo il fascino del simbolismo, e volendo giocare con esso, abbiamo scelto il gatto proprio per la sua valenza nell'iconografia, soprattutto in quella cristiana/europea, e nella cultura popolare. Il gatto è un animale estremamente libero e antimoralista, istintivo e anarchico, l'ideale per demolire la cultura monoteista. Ora, non so se l'ultimo Papa sia davvero l'anticristo, ma posso dire per certo che il mio gatto si mangerebbe senza remore Cristo e Anticristo, per questa sua natura dissacrante e per la sua splendida incapacità di distinguere il Bene dal Male. E anche perché ha sempre fame!
STEFANO MORELLI per RITUAL: Teatro Satanico, al di là dell'inquieta rimembranza polanskiana che può concedere (penso a Rosemary's Baby), raccoglie in sé il significato primigenio della creazione (Il teatro infatti nasce da un canto-atto tragico, dal sacrifico del capro bruciato e da una danza intorno al fuoco, quindi in quanto tale da una natura panica-satanica)... Quale sarà la sua prossima messa in scena?
DeV: Là dove ci sarà dato spazio e in quel momento in cui ci sarà data occasione. Sempre e concesso che ci sia un pubblico che ci voglia ascoltare, perché, fin da quando nelle antiche rappresentazioni dionisiache era un tutt'uno col rito, il teatro ha una sua ragion d'essere solo se rapportato con il collettivo. Non tener conto di questo semplice dato di fatto sarebbe un solipsismo da vero idiota.



